Monday, January 23, 2006


la quiete in dauntaun

Sunday, January 22, 2006


Dauntaun

Saturday, January 14, 2006


Geum-ja (Lee Young-ae), talmente bella da non poter fare a meno di attirare l’attenzione di tutti gli uomini, è accusata di aver ucciso un ragazzo di vent’anni. Dipinta dai media come un mostro, viene arrestata e imprigionata. In prigione per 13 lunghi anni, mantiene una condotta esemplare, tanto da guadagnarsi il soprannome “Sweet”. Dentro di sé ha però pianificato una vendetta atroce, tessendo una rete di amicizie e alleanze. Una volta fuori di prigione, Geum-ja darà la caccia al suo vecchio insegnante, che forse ha a che fare con il suo arresto…

Gogol Bordello

Wednesday, January 11, 2006


Tv On The Radio

Monday, January 09, 2006

Cross the street from your storefront cemetery
Hear me hailing from inside and realize

I am the conscience clear
In pain or ecstasy
And we were all weaned my dear
Upon the same fatigue

(You're staring at the sun)
Oh my own voice
Cannot save me now
It's just
(standing in the sea)
One more breath
And then
I go down

Your mouth is open wide
The lover is inside
And all the tumults done
Collided with the sign
You're staring at the sun
You're standing in the sea
Your body's over me

Note the trees because
The dirt is temporary
More to mine than fact face
Name and monetary

Beat the skins and let the
Loose lips kiss you clean
Quietly pour out like light
Like light, like answering the sun

You're staring at the sun
You're standing in the sea
Your mouth is open wide
You're trying hard to breathe
The water's at your neck
Your body's over me

Be what you will
And then throw down your life
Oh it's a damned fine game
And we can play all night

Sunday, January 08, 2006


Ass Chapel "Fire and Destruction"
www.asschapel.com - www.cahrecords.com

Saturday, January 07, 2006



Christian Boltansky

Nato a Parigi il 6 settembre del 1944, Boltanski è sicuramente uno dei più grandi e interessanti artisti nel panorama attuale dell’arte contemporanea. Da oltre trent’anni espone nei più importanti musei al mondo e le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni.
Inizia la carriera artistica in giovane età dipingendo grandi tele e a soli 24 anni ha già al suo attivo le prime esposizioni di discreto successo. Dal 1968 abbandona definitivamente la pittura e dirige i suoi studi verso percorsi estranei alla tradizione artistica, facendo uso dei materiali più effimeri, di giornali, fotografie, ritagli di carta, brandelli di tessuto, candele, vecchie scatole di latta, lampadine,…. per indagare e sottolineare la transitorietà della nostra esistenza.
Artista eclettico (gli sarebbe piaciuto essere anche un affermato cineasta) e pieno di interessi, nel 1971, dopo una lunga gavetta fatta di film amatoriali, esordisce alla regia e firma il suo primo lungometraggio ispirato a un fatto di cronaca. Convinto che il cinema sia soprattutto arte della fissazione del tempo capace di ripeterlo senza fine e che così facendo si possa, seppur illusoriamente, abolire la morte, Boltanski realizza dagli anni settanta in poi diversi cortometraggi, compone veri e finti dossier sulla sua vita e arriva anche a ricostruire cinematograficamente un suo incidente, nel quale trova la morte, che ancora non gli è sopraggiunta.
Dalla metà degli anni Ottanta inizia a sviluppare un complesso corpo di lavoro incentrato sul tema della memoria, sia personale che collettiva, della sacralità e del ricordo, che negli ultimi anni fa sempre più riferimento alle drammatiche vicende della storia europea durante l’ultima guerra mondiale. Durante un importante viaggio a Berlino, Boltanski (nato da madre cristiana e padre ebreo) si procura al mercato delle pulci diversi album fotografici di famiglie tedesche, che testimoniano la vita quotidiana di gente comune in un’epoca storica eccezionale. Queste foto lo ispirano per diverse sue opere, di cui fanno anche parte, con l’intento di non attribuire responsabilità, ma di sottolineare invece la capacità di fare del male insita in ogni uomo.
La fotografia assume, nel lavoro di Boltanski, il duplice ruolo di testimone di immagini realmente manifestatesi e di indispensabile collante tra passato, presente e futuro.
Sua compagna nella vita è l’artista francese Annette Messanger. Oggi vive e lavora a Parigi.


Lords "Swords"
(Louisville /Jade Tree)

www.lordsoflouisville.com

Lords - Pic by Kent O'Bryan

Lords - Pic by Kent O'Bryan

Friday, January 06, 2006

"Un brano musicale per essere completamente apprezzato deve essere ascoltato aldilà di ogni classificazione. La purezza e l'unicità di un pezzo sono spesso mascherati da paramentri preesistenti. La bellezza e l'amore sono messi da parte. Ascoltare liberamente, questo è l'antidoto per condividere in pieno un suono."

Artaud - volti / labirinti


Artaud - volti / labirinti

Curatori: Jean-Jacques Lebel e Dominique Paini

Orari d'apertura:
9:30 - 17:30 da martedì a venerdì
9:30 - 19:00 sabato e domenica

Ingresso: gratuito

Un inventore di linguaggi pittorici, teatrali, cinematografici.

Sotto il titolo Artaud, volti / labirinti il PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano presenta dal 6 Dicembre 2005 al 12 Febbraio 2006 un "montrage" multimediale dedicato all'artista /poeta/attore e regista teatrale Antonin Artaud (1896 - 1948), considerato una delle personalità più sovversive della sua epoca. Nel mondo contemporaneo, Artaud esercita un'influenza non solo negli ambiti dell'arte, della letteratura, del teatro e del cinema, ma anche nel campo della cultura psichiatrica. Si può dire che abbia rivoluzionato e ridefinito le nozioni stesse di cultura, linguaggio, salute mentale e arte teatrale.

Questo "montrage", concepito da Jean-Jeacques Lebel e realizzato con la partecipazione di Dominique Paini, offre una visione complessiva di tutte le attività creative di Artaud, connettendole l'una all'altra e testimoniando la loro stupefacente molteplicità.
Accanto ad un'esclusiva selezione di disegni - fra i quali figura un buon numero di autoritratti - di preziosi manoscritti, di lettere, di documenti a stampa, di fotografie, vi saranno anche alcuni ritratti di Artaud eseguiti dai suoi amici: Jean Dubuffet, Man Ray, Balthus, Eli Lotar, Armand Salacrou, Denis Colomb, Georges Pastier, per citarne alcuni . Un sezione a parte dedicata al rapporto tra Artaud e il teatro.

Un'installazione di Jean-Jacques Lebel ricostruirà la stanza dell'ospedale psichiatrico di Rodez dove, a partire dal 1943, Artaud è stato sottoposto su decisione del medico primario dell'istituto, a cinquantuno sedute di elettroshock che gli hanno procurato una sofferenza indicibile, oltre e fratturargli una vertebra lombare. La tragedia della schizofrenia - una tragedia che è insieme personale e sociale, e che generalmente viene censurata dalle istituzioni museali - troverà qui la rilevanza che le spetta.

A tutto ciò si aggiunge il repertorio completo - per laprima volta in Italia - delle ventidue apparizioni cinematografiche di Artaud, presentato da Dominique Paini con un complesso sistema di schermi che riflettono gli uni sugli altri i ruoli interpretati da Artaud, dando vita a un magma incandescente. Si vedrà Artaud non solo nei film più celebri a cui ha preso parte - La Passione di Giovanno d'Arco (1927-1928) di Carl T.Dreyer, Napoleone
(1928) e Lucrezia Borgia (1935) di Abel Gance, La Leggenda di Liliom (1933) di Fritz Lang, L'Opera da Tre Soldi (1930) di Georg Wilhelm Pabst - ma anche in numerose altre pellicole, nella maggior parte misconosciute e introvabili, mai viste dopo gli anni venti e trenta.

Un'attenzione particolare sarà riservata ai suoi testi, compresi quelli scritti nella lingua di sua invenzione, sotto l'egida del filosofo Gillez Deleuze che dell'opera di Artaud ha fornito una lettura innovatrice.

Questo mostra di un genere inconsueto, o piuttosto questo montrage positivo, ha l'ambizione di rendere omaggio a un pensiero che occupa una posizione di estrema rilevanza nella cultura della nostra epoca.